Negli Estremi confini
d'Egea
Dell'Arabia nell'arse contrade
Come Gigli in amena vallea
Vostra vita a la luce spunto;
E quai stelle la diva pietade
In quell'ora ai mortal vi dono.
Non per voi ma per l'alma
viveste
Dei fratelli, da Cristo redenti:
Or gli spiriti alla fede traeste,
Or dei corpi leniste il dolor;
Non periglio vi tenne:era ardente
E perenne la fiamma d'amor.
Molto amaste: e d'amore si
grande
La divina, Peletta fragranza
Quinci e quindi leggiera si spande.
Si che il fiero demone freme,
E con nera infernale baldanza
Nuovi assalti oso dervi alla fe.
A chi tenti la fede di Dio
Torre in petto, o crudele tiranno?
Cessa omai da consiglio si rio,
A che aggiungi flagello a flagelli?
Che di Cosma e Damiano saranno
Scudo invitto gli aiuti del ciel.
Tutto e vanno: i supplizi,
le pene
Sono gioie per alme si forti;
Iddio regge i lor cuori, e la sperme
D'un supremo ed eterno regnar:
Speri invano che restino assorti
Dalle fiamme voraci o dal mar.
O fratelli di sangue, di
fede
Di martirio, di gloria immortale?
D'un aiuto quest'alma vi chiede,
O celesti Patroni, e l'avra:
Edi fede liberata sull'ale
Su nel cielo a godere verra.
|